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La storia di Omolade e un “Treviso di negri”

Non solo Dani Alves.

Akkem Omolade è un calciatore nigeriano. Nasce a Kaduna, nel cuore dello stato africano, il 4 marzo del 1983. Per inseguire il suo sogno di giocare a pallone si trasferisce a Lagos, che si affaccia sulla costa dell’oceano.
Dopo anni di scuola calcio viene notato da un osservatore del Treviso. Arriverà in Italia a 17 anni.

Il 27 maggio 2001, il tecnico trevigiano Mauro Sandreani, decide di buttarlo nella mischia contro la Ternana, per il suo esordio in Serie B.

A Terni succede l’incredibile. I tifosi del Treviso non possono accettare che un calciatore nero indossi la loro maglia. Non possono tifare per una squadra in cui milita un giocatore così. I tifosi del Treviso non ci stanno. Così ritirano gli striscioni, ammaino le bandiere ed escono dallo stadio.

Fu un gesto clamoroso. I tifosi di casa sommersero di fischi gli avversari. Il giorno dopo lo sponsor del Treviso, la Battaglia srl, azienda di materiale elettrico, minaccerà di ritirare la propria scritta dalle maglia. “Non vorremo più vedere abbinata l’immagine dell’azienda a quella di una società che tollera ultras di quel genere” disse il presidente dell’azienda.

La risposta al razzismo non si fece aspettare. Ancora una volta non ci fu bisogno di ritiro di sponsor o delle solite parole in conferenza stampa. Le risposte più decise e più marcate arrivano da gesti semplici. Proprio come Dani Alves che mangia la banana tirata dagli spalti.

La domenica successiva ai fatti di Terni, i giocatori del Treviso entrano in campo con il volto dipinto di nero. In quella squadra c’erano solo giocatori italiani. Sui 30 elementi della rosa solo Omolade e Pelado, il primo nigeriano il secondo brasiliano, erano di un altro paese.

Omolade durante quella partita segnerà il suo unico gol con la maglia del Treviso.